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Logos come “anima” o identità

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L’apertura di una dimensione nella quale fermarsi a pensare ha aperto orizzonti da intendersi come macrostrutture all’interno delle quali articolare il concreto farsi delle nostre professionalità.

Nella I lezione abbiamo analizzato il pensiero che come Logos pensa per crescere.

Il crescere inteso come creare qualcosa di nuovo, nel senso di capacità di pre-figurare il futuro, secondo responsabilità.

Nella II lezione abbiamo analizzato il problema del linguaggio e abbiamo visto che esso non segue il pensiero ma è il pensiero che parla e che in quanto tale crea la realtà. Il linguaggio che presuppone un tu e si attua attraverso il dialogo. Importanza dell’ascolto e del silenzio. Dimensione emozionale del linguaggio.

Nella terza conversazione abbiamo affrontato il problema della tecnica intesa come logica di un fare che è dominio.

Ora proseguiamo il nostro cammino come Logos e chiediamoci:

Chi siamo noi. Qual è la nostra anima ossia la nostra identità?

In altre parole, arrivati a questo punto diventa necessario riflettere su chi siamo per capire quale spazio noi occupiamo nella realtà.

Capire chi si è, dunque riflettere sulla propria identità, è un momento necessario per il processo di crescita perché se non si sa chi si è, non si può mai attivare un dialogo con un “tu”, sia esso persona o azienda.

In altre parole se non si attiva il processo del pensare, ossia non attiva il Logos per auto comprendersi, non si è posti nella condizione di sapere chi si è e se non sa chi si è, non si può essere ciò per cui si è nati. Non si può essere se stessi.

Non a caso abbiamo detto che il dialogo, perché inneschi il processo di crescita, non deve essere inteso come appiattimento o peggio annullamento di ciò che è l’io, ma come confronto fra due realtà diverse pur se accumunate da un interesse comune.

Dunque il dialogo, come forma di linguaggio che attiva la crescita, presuppone la certificazione della propria identità, ossia l’insieme di valori che fa sì che l’io sia se stesso e non altro.

Ma capire chi si è presuppone inevitabilmente sapere da dove si viene e dove si vuole andare.

Perché questo dialogo della filosofia con l’economia

Vediamo l’origine:

1) Nasce a seguito della presa d’atto che oggi siamo di fronte ad un cambio di paradigma, ossia al cambio di quelli che sono stati fino ad oggi i principi di valore e di metodo entro i quali si sono sviluppate tutte le concrete realtà, fra cui anche l’economia. Ma assumere un nuovo paradigma, ossia elaborare una idea sufficientemente ampia da fornire un ancoraggio alle singole dimensioni- politica, sociale, economica, culturale, al fine di supportare la visione di senso della realtà di ognuna di esse, presuppone, in primo luogo, un preciso bilancio storico, un fare i conti con la tradizione e con il passato, di cui il nuovo paradigma è in certa misura il superamento.

Presuppone l’attenzione alle responsabilità di quel processo.

A quello che ha provocato quel processo produttivo o quella filosofia aziendale. Presuppone la consapevolezza degli esiti dei vari processi attuati per mettere a terra il nuovo paradigma, ossia presuppone la critica intesa come attenzione e giudizio sugli effetti del sistema produttivo adottato.

Problema attualissimo se pensiamo ai danni apportati dal sistema economico produttivo all’ambiente. Se pensiamo alla necessità di una riconversione industriale attivata a partire da questa consapevolezza, prendendosi carico della responsabilità.

Logos diventa in questa ottica la massima attenzione a quel fondamentale che diventa il multiversum dinamico e propulsivo che è la storia degli effetti. Quando prendono corpo forme culturali e configurazione di senso originali, complesse e capaci di incidere sull’esperienza storica dell’umanità, allora esse producono sempre una quantità di risonanze e di reazioni incomprimibili nei recinti di una singola disciplina, poiché questo insieme di effetti è capace di investire la filosofia, le arti, il diritto, la politica, l’economia, la religione. E tuttavia di fronte a questa naturale interdisciplinarietà della storia degli effetti come comportarsi? Non deve essere perseguito il semplice affiancamento di prospettive e significati ma la loro tensione reciproca per individuare il peculiare incremento di significato dovuto al loro comune radicarsi in una stessa costellazione di senso.

Capire dove i singoli effetti devono andare per essere ognuno nella loro peculiarità realizzatori di un disegno comune: il bene dell’umanità.

”Noi non possiamo pensare di essere sani in un mondo malato” Papa Francesco.

2) Logos nasce a partire dalla riflessione sulla realtà dell’oggi, non dunque solo a partire dalla crisi epidemica in atto.

Nasce perché intende attivare un processo di autorigenerazione finalizzato a crescere e a far crescere le aziende e i soggetti coinvolti in quanto persone.

Nasce perché doveva nascere un soggetto nuovo, adeguato a guardare la realtà con altri occhi, nella consapevolezza che solo un cambiamento di paradigma assicurava la possibilità di far fronte alle sfide del futuro.

Nasce perché era necessario elaborare un progetto che, all’interno di una visione olistica, guardasse alla totalità dell’impresa non come somma di competenze, strutture e informazioni  ma come totalità di senso del fare impresa e di essere impresa.

Per fare questo siamo partiti dal concetto di “anima”, quale insieme dei piani costitutivi che rendono conto dell’unitarietà che soggiace ai vari ambiti particolari dell’azienda.

“Anima” come identità olistica.

3) Logos nasce come valore

Nasce perché c’è la consapevolezza che il fare produttivo si fonda sul sapere dei valori. Il che significa rispondere prioritariamente a “quale azienda vogliamo e perché vogliamo quella azienda”.

Cosa ci spinge ad agire al fine di attivare il processo di crescita di una azienda, ben sapendo che non tutte le aziende hanno futuro.

Crescita che ha il suo fondamento nel valore dell’azienda configurata come capacità di innovazione pre-figurata nel suo sviluppo al futuro.

Abbiamo non a caso parlato di anima ed è a quella dimensione che ogni processo di cultura aziendale deve conferire per poi mettere a terra tutti gli strumenti o tecniche necessarie ad esplicarne le caratteristiche e i valori.

Nello stesso tempo abbiamo parlato di “anima” perchè innanzitutto dobbiamo dare un senso al sapere chi siamo e dove vogliamo andare prima di elaborare gli strumenti che servono per cambiare l’azienda e innovarla, mettendola in grado di una produzione che sia al passo con i mercati e che inneschi la crescita.

La certezza che produrre significa pensare, in altre parole che i mezzi devono essere subordinati ad un fine che solo il pensiero è in grado di teorizzare.

Chi siamo

Da quanto precisato noi siamo:

1) Elaboratore di una nuova competenza aziendale fondata sul linguaggio, sulla competenza terminologica e sul rigore, la coerenza e la concretezza del passaggio dall’idea alla prassi.

Ricerca volta ad incrementare la cultura aziendale, intersecando piani già sperimentati con riflessioni nuove e messaggi inediti al fine di cambiare il noi e il nostro atteggiamento mentale.

In altre parole è la proposta affinchè il logos, ossia il pensiero e il sapere, diventi esperienza di crescita. Il tutto come unione del già sperimentato e conosciuto con l’inedito; il già sperimentato come concetto di collegialità che tiene saldi i livelli raggiunti dalle pregresse competenze e conoscenze acquisite (espressioni di forme originarie di competenze ascrivibili all’universo personale di ciascuno) ma che nel contempo si apre per andare oltre, per scandagliare nuove possibilità interpretative del lavorare-insieme, in cui tutti i soggetti insegnano e apprendono nello stesso momento secondo il metodo dialogico. Comunità dialogante.

2) “Sinergia creativa”, ossia modello di comunicazione che presta attenzione massima alla costitutiva bidimensionalità del metodo dialogico ermeneutico: ogni volta che avviene un incontro, viene offerto un contenuto alla partecipazione intersoggettiva, ossia una comunicazione fondata sul già raggiunto ma anche una comunicazione aperta alla creazione di nuove prospettive.

E’ “Sinergia creativa” perché incontro che non rimane nell’ambito di un fatto privato che si realizza attraverso il consumo, da parte mia, di un patrimonio di sapere, ma è un evento intrinsecamente comunicativo e corale, che genera nuovo sapere e nuova identità. Genera nuovo logos.

3) Attivatore di nuove competenze linguistiche e argomentative, che a partire dalla competenza linguistica permette di padroneggiare un discorso capace di entrare nel merito di una proposta per giustificarne e fondarne i passaggi.

Ricordiamo sempre che anche in una azienda il saper fare (produrre) è connesso con il saper pensare e il saper parlare.

4) Riposizionamento di parole come “anima, valore, competenza, linguaggio, fedeltà responsabilità” inserite all’interno di una dimensione nuova che vede il Logos inteso non come il Re, detentore unico del sapere, ma come soggetto poliedrico capace di mettere in comunicazione fra loro linguaggi diversi al fine di essere fonte di una esperienza personale e professionale che coniugando competenza dialogicità e rigore diventa attivatore di nuovi traguardi.

5) Logos come non rinuncia a pensare. Logos come capacità di collegare fra di loro livelli diversi.

“ Quando tutti si lasciano trasportare senza riflettere da ciò che tutti gli altri credono e fanno, coloro che pensano sono tratti fuori dal loro nascondiglio perché il loro rifiuto di unirsi alla maggioranza è appariscente e si converte per ciò stesso in una sorta di azione” Hannah Arendt “La vita della mente”, p. 288.

Non seguire strade già percorse è causa di “appariscenza”, di visibilità, di originalità. È causa di un posizionamento identitario e identificabile.

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