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Perché Logos?

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    Elena Albertini
7 min

La differenza tra il conoscere e il pensare

Questo primo paradigma è fondamentale che sia ben compreso in quanto propedeutico a tutto il nostro percorso.

Noi conosciamo tante cose che ci permettono di vivere e di lavorare e quante più cose conosciamo tanto più siamo ricchi di strumenti che ci permettono di ampliare i nostri orizzonti personali e professionali. Così, ad esempio, si può sapere come funziona una azienda, quali dati devono essere prodotti e analizzati per leggere l’evoluzione di un processo produttivo, quale professionalità è richiesta dal mercato, come deve essere impostata una azienda perché sia produttiva ecc. conoscenze che si riferiscono al come si presenta la realtà che ci circonda. Ma c’è un’altra dimensione molto meno frequentata soprattutto in questo nostro tempo, impegnato quasi esclusivamente a conoscere il come, ed è la dimensione quanto mai ricercata oggi: la dimensione del perché.

E il perché non è il come.

Noi, infatti, possiamo conoscere come funziona il nostro corpo a grandi linee ma quando ci poniamo il perché questo corpo funziona così, entriamo in un altro ambito molto più difficile e complesso di cui è signore il pensiero o Logos.

L’orizzonte a cui appartiene il Logos come pensiero è dunque la dimensione del perché. Con la speranza di chiarire quanto andiamo affermando ricordo la frase di Einstein: “Chiedetemi come è nato l’universo ma non il perché”.

La Filosofia come scienza del perché

Ma perché io sono qui a parlarvi di creazione, responsabilità, resilienza, cambiamento in quanto filosofa e non altro?

Rispondo:

  1. Perché la filosofia è la scienza che aiuta a rispondere ai perché della vita e della realtà che ci circonda, quale supremo sforzo prodotto dal pensiero umano di tentare di capire i tanti perché della nostra quotidianità e i supremi perché della vita riassumibili nelle tre domande fondamentali: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.
  2. Perché solo la filosofia, come massimo sforzo prodotto dal pensiero umano, è in grado di leggere e fare luce e rendere chiaro, ciò che sta accadendo e dare possibili soluzioni o interpretazioni, essendo capace di guardare oltre la specificità dei singoli apparati scientifico-tecnologici. Il filosofo è colui che a partire dall’istorein, dalla molteplicità delle cose conosciute, sa collegarne le forme. Il filosofo è colui che attraverso il suo logos ( Eraclito dice: “ascolta il tuo logos”) collega le cose e le rende chiare. Rende chiara l’esperienza e il sapere che fa storia. Perché fintantoché si fa esperienza come storia non si ha chiaro il senso delle cose che si sperimentano, che si conoscono, che si vedono. La filosofia conduce ad unità ciò che è frammentato e incomprensibile nel suo senso, dà una forma al molteplice dell’esperienza. Allora la filosofia tende a rendere chiare le cose di cui fai esperienza ogni giorno, la nostra “istorein”, la nostra storia, il nostro vissuto, il nostro sapere. Noi stessi. Sophia deriva da saphes ossia chiaro, evidente, luminoso, comprensibile. Sophia, infatti, è la riflessione sul nesso che collega tutte le cose che accadono nel tempo, che sono storia, che sono la nostra storia. Filosofia allora come amore per la chiarezza di ciò che si vede e si sperimenta. Amore per renderti chiaro chi sei. Questa è la philia della filosofia
  3. Perché solo la filosofia è in grado di produrre il linguaggio e il pensiero non legati al qui ed ora, è in grado di alzare lo sguardo dalle singole scienze o dalle singole e parziale prospettive e creare quegli strumenti appunto linguistici e di idee necessari a prefigurare il futuro e creare nuovi scenari.
  4. Perché è in grado di avere uno sguardo olistico. La filosofia infatti è la scienza che usando il pensiero si chiede il perché di una conoscenza. La filosofia è il pensare e il pensare è qualcosa di molto diverso dal conoscere. La conoscenza è l’ambito delle scienze particolari, il pensare è l’ambito della filosofia. Il pensiero è quella facoltà che inerisce soltanto all’uomo e poiché è dell’uomo, è per questa facoltà che l’uomo è libero. L’animale è determinato nelle sue azioni perché non ha pensiero, l’uomo è libero sia di agire sia di pensare perché è dotato di Logos, ossia di pensiero e di parola. Con il pensiero è capace di andare oltre il particolare delle singole scienze e arrivare ad una visione olistica che le metta in relazione e dia loro un senso e una prospettiva generale.
  5. Perché la filosofia è in grado di dare valore alle azioni e alle cose.

Riassumo: prima categoria imperativa è fermarsi, attivare il pensiero, metabolizzare la differenza fra conoscere e pensare e chiedersi il perché delle cose che facciamo. In questo processo ci è di aiuto la filosofia. Come si è chiarito, qui non si vuole guardare al conoscere, perché questo già lo stanno facendo le scienze particolari, ma si vuole entrare nell’orizzonte del perché, ossia del pensiero e poi del linguaggio, quali dimensioni inerenti il Logos. Non si vuole vedere come agire per crescere e far crescere la nostra realtà, ma a partire dal perché attivare il nostro pensiero al fine di elaborare prospettive, soluzioni, valori nuovi, tali da permetterci di diventare un Io cosciente e centro propulsore di idee necessarie ad affrontare il futuro

Non pensare per il pensare, ma pensare per crescere

Lo sforzo prodotto è rivolto ad un processo di autoconsapevolezza e di crescita autonoma a partire dai nuovi paradigmi imposti da una realtà in radicale mutamento.

Ma partiamo con ordine e pensiamo, ponendoci la domanda: perché crescere e cosa significa crescere oggi?

Oggi si cresce soltanto se si interpreta questa crisi come spinta al cambiamento dei paradigmi conosciuti ma superati, quindi se si interpreta correttamente il significato del termine crisi. Infatti se andiamo ad analizzare il termine crisis così come nasce in Grecia vediamo che esso ha un duplice significato:

  1. momento di distruzione di quanto già raggiunto dunque momento di sofferenza e depressione. Perdita di un mondo acquisto, di certezze assodate, di risultati raggiunti. Significato negativo
  2. momento di ricostruzione, momento di resilienza, ossia di preziosa opportunità al cambiamento. Significato positivo.

Oggi questo termine deve essere reinterpretato come momento di difficoltà che presuppone la necessità del cambiamento.

Infatti quello che questa crisi ci sta insegnando è che o cambiamo radicalmente visione o moriamo. Stare fermi e non comprendere che si deve cambiare significa morire.

Crescere come creazione

Come abbiamo detto la caratteristica nuova del cambiamento innescata dalla crisi globale odierna sta nel suo essere non un optional ma una necessità assoluta.

Ma quale volto ha questa necessità?

Il volto dell’andare oltre il presente, il già fatto e prodotto, per prefigurare il futuro. E questo prefigurare oggi ha il significato di creazione in quanto pre-figurare significa vedere prima, dunque vedere adesso quello che ancora non c’è ma che si può vedere soltanto attraverso il nostro creare.

Vediamo perché diciamo questo.

Dunque se soltanto cambiando e guardando al futuro, nel senso detto di prefigurare il futuro, un soggetto cresce, si tratta di prendere consapevolezza che oggi siamo nella necessità di gettare lo sguardo oltre la siepe del presente, prefigurando gli strumenti, ossia le idee e le azioni necessarie a diventare attore, interprete, creatore del cambiamento, che come abbiamo detto è l’unico fattore di crescita personale, sociale, economico e politico.

In altre parole si deve crescere, nel senso che è necessario crescere, perché solo crescendo, nel senso di cambiamento dei paradigmi, si può pensare di essere all’altezza di superare la crisi e di acquisire una identità in grado di dialogare con il futuro.

In altre parole noi siamo qui a mettere in funzione il nostro Logos o pensiero per crescere nel senso di creare, perché se non cambiamo e innoviamo nel senso di creare ciò che ancora non c’è ma è necessario ci sia per crescere, non riusciremo a cambiare e innovare. Non avremo futuro.

Questo perché in ogni ambito, personale e lavorativo, noi portiamo soltanto ciò che siamo.

Ma se noi per interpretare il cambiamento, dobbiamo intenderlo come il prefigurare il futuro significa che dobbiamo attrezzarci a creare qualcosa che oggi non c’è ma di cui oggi, se saremo all’altezza di fare, saremo responsabili.

Creazione come responsabilità

Altra parola fondante il nostro percorso.

Cosa voglio dire: che non si può non innovare se vogliamo crescere e non si innova se non si interpreta il cambiamento come un modo radicalmente diverso di pensare e  produrre. Modo diverso di pensare perché oggi cambiare significa creare qualcosa che ancora non c’è nel senso di far essere qualcosa di nuovo ma dei cui effetti noi dobbiamo diventare assolutamente consapevoli che ne siamo responsabili.

Dobbiamo essere consapevoli di questa verità: poiché se oggi dobbiamo prefigurare il futuro dobbiamo sapere che Noi porteremo nel futuro soltanto ciò che facciamo oggi, dobbiamo sapere che non solo dovremo creare qualcosa di nuovo ma che di qualsiasi cosa noi oggi saremo creatori, noi di quel qualcosa e degli effetti che esso avrà ne siamo responsabili. È come se dovessimo vivere il nostro tempo come quel presente che ci appartiene nel senso che da quello che facciamo in questo presente ne va del tutto, del futuro. Ritenere che tutto quello che sentiamo in questo momento come un nostro dovere fare per un mondo più giusto, lo dovessimo fare ora, non rimandarlo.

Perché non facendo quello che è giusto fare diventiamo responsabili di un futuro peggiore. Non solo quindi sapere che siamo responsabili verso il futuro di ciò che facciamo ma rendersi coscienti che se non facciamo quello che dobbiamo fare per il bene dell’umanità saremo colpevoli del degrado a cui così destineremo il futuro del mondo e degli uomini.

Ecco il senso del nostro essere creatori del futuro, ecco il senso del nostro essere responsabili in quanto creatori.

Pensiero come adesione autonoma

Il Logos chiama ad una adesione consapevole e autonoma nel senso che ognuno di coloro che ne accettano i presupposti, deve far propri i paradigmi teorici e operativi espressi ed essere convinti della validità non perché sono imposti dall’esterno ma per una convinzione interiore che ne riconosce in piena libertà la validità.

Educare il pensiero o logos significa, allora, renderci liberi di aderire ad una verità o meno, ci rende soggetti attivi e responsabili della nostra vita, del nostro lavoro, del nostro essere. Soltanto in quanto dotati di logos siamo ognuno di noi persone in grado di creare nella nostra quotidianità così come nel nostro ambito lavorativo specifico.

Siamo autonomi nella vita e nel nostro lavoro.

Ma anche il pensare come qualsiasi altra facoltà che abbiamo, ha bisogno di essere educata, alimentata, fatta crescere. Il logos è pensiero che ha necessità di continuamente pensare, ha bisogno di allenamento. E oggi nessuno allena il logos, il pensiero. Tutti allenano il corpo, molti allenano il cervello che conosce, pochi allenano il pensare.

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