Il vero Change Management va oltre la tecnologia

Quando si parla di trasformazione digitale, si pensa spesso che tutto ruoti attorno all’introduzione di nuove tecnologie. Ma il cambiamento reale è molto più complesso, e coinvolge fattori culturali, organizzativi, relazionali. Ce lo racconta Andrea Menegotto, Partner Consultant in Oriens per le aree Innovazione e Digitalizzazione, Project Management e Product & Service Design.

Il cambiamento digitale: un percorso a ostacoli

Il Change Management, già impegnativo in condizioni “ordinarie”, si complica ulteriormente quando entrano in gioco gli strumenti digitali.

L’introduzione della tecnologia genera dinamiche nuove, che spesso si sommano a problematiche già presenti. Per affrontare con consapevolezza questo tipo di trasformazione, è necessario agire su più livelli contemporaneamente. Vediamoli uno per uno.

1. Focalizzazione e impegno nel tempo

All’inizio, tutti dicono di voler cambiare. Ma come sottolineava Kaplan:

“Tutti amano l’innovazione… finché non li riguarda.”

Nel tempo, entusiasmo e priorità possono affievolirsi. Si delegano attività critiche, si rimanda, si perde slancio. Il rischio? Delegittimare il progetto stesso, vanificando tempo e risorse. Mantenere il focus nel tempo è una delle sfide più importanti di ogni processo di innovazione.

2. Cultura aziendale, coinvolgimento delle persone e formazione

La tecnologia automatizzerà sempre più attività a basso valore aggiunto. Ma il vero differenziale competitivo sarà costituito da ciò che le persone possono generare: idee, pensiero critico, intuizioni.

Per questo, in ogni percorso di cambiamento, le persone devono essere:

Coinvolte attivamente;

Formate in modo continuativo;

Valorizzate nel loro contributo umano e relazionale.

Il capitale umano torna centrale, ancora più della tecnologia stessa.

3. Organizzazione e processi

Molte aziende sottovalutano l’impatto che la tecnologia può avere su:

⮕ Ruoli;

⮕ Flussi operativi;

⮕ Modalità di lavoro quotidiane.

Il rischio è introdurre strumenti senza ripensare l’organizzazione sottostante. Invece, è fondamentale gestire il cambiamento in modo graduale, trasparente, condiviso. La tecnologia non può sostituire il lavoro sulle persone e sui processi.

4. Cultura del dato, analytics e Business Intelligence

In un mondo sempre più data-driven, il dato diventa una risorsa strategica. Ma per sfruttarlo davvero servono tre ingredienti:

Cultura aziendale del dato;

⮕  Competenze adeguate per raccoglierlo, interpretarlo e strutturarlo ;

⮕  Tecnologie appropriate per trasformarlo in conoscenza.

Se anche uno solo di questi elementi manca, il valore del dato resta inespresso. Serve quindi un investimento graduale ma deciso su formazione e strumenti.

5. Centralità del cliente e integrazione fisico-digitale

Il paradigma si è capovolto. Fino a poco tempo fa, lo schema dominante era:

azienda → prodotto → cliente

Oggi invece, a guidare tutto è il cliente:

cliente → prodotto/servizio → azienda

Questo ribaltamento ha portato alla diffusione di approcci come:

Design Thinking;

Value Proposition Design;

Design Sprint.

Tutti strumenti progettuali che aiutano imprenditori e manager a ri-orientare la propria logica interna partendo dai bisogni reali del cliente.

6. Tecnologia

Paradossalmente, la tecnologia arriva per ultima in questo processo. Non perché sia poco importante, ma perché non è il punto di partenza. La soluzione tecnologica giusta si individua dopo aver compreso bene obiettivi, processi, persone e cultura. La tecnologia è uno strumento per innovare, non il fine ultimo. Solo così potrà davvero servire da abilitatore del cambiamento e non da sostituto o complicazione.

Riflessioni della prof.ssa Elena Albertini al convegno “Robotica e automazione: futuro presente” – ciclo Available Today

Il ciclo di incontri “Available Today”, ideato da Oriens in collaborazione con SMACT Competence Center, si è aperto lo scorso giugno 2024 con un evento significativo: “Robotica e automazione: futuro presente”, ospitato negli spazi di Le Village a Padova. Un’occasione per condividere soluzioni concrete e visioni di lungo periodo sull’introduzione di robotica, automazione e Intelligenza Artificiale nel mondo delle imprese.

A inaugurare il convegno è stata Elena Albertini, professoressa e coordinatrice del Centro Studi Oriens, con un intervento di ampio respiro teorico e valoriale, che ha posto al centro del dibattito due interrogativi fondamentali: quali limiti porre alla tecnologia? E come garantire che il progresso non comporti un impoverimento dell’intelligenza umana?

1. I limiti della tecnologia e il valore della responsabilità

Nel suo intervento introduttivo, la professoressa Albertini ha aperto una riflessione che affonda le radici nella filosofia e nell’etica applicata: “È giusto inventare solo perché si può?”

L’interrogativo mette in discussione un modello di sviluppo che da decenni si concentra sul come e cosa produrre per accrescere il fatturato, senza interrogarsi abbastanza sul perché si produca e con quali conseguenze.

“Ha senso – si chiede la relatrice – proseguire secondo una visione che ha profuso tutte le energie nel produrre senza domandarsi se ciò che si costruisce aiuta davvero l’uomo a vivere meglio o, al contrario, contribuisce alla distruzione dell’ecosistema?”

Il cuore della riflessione è la responsabilità del progresso tecnologico: ogni innovazione, se non accompagnata da una visione lungimirante e sostenibile, rischia di tradursi in un’accelerazione cieca, priva di senso collettivo.

2. Intelligenza artificiale e intelligenza umana: un equilibrio da coltivare

Il secondo grande tema affrontato riguarda un timore meno dichiarato ma sempre più rilevante: non tanto la sottomissione dell’uomo alla macchina, quanto l’impoverimento della sua stessa intelligenza. L’invito della professoressa è chiaro: se investiamo risorse e attenzione nel perfezionamento della tecnologia, dobbiamo fare lo stesso – se non di più – per affinare le competenze e le qualità dell’intelligenza umana.

“Non è la paura del robot che ci deve preoccupare – sottolinea – ma il rischio che ci si disabitui a pensare, riflettere, scegliere con profondità.”

Un progresso autentico, dunque, deve saper valorizzare le capacità cognitive, relazionali ed etiche delle persone. Solo in questo modo la tecnologia potrà essere uno strumento di supporto al benessere umano, non una minaccia alla sua autonomia.

3. Conclusione: osare, conoscere, umanizzare

Il discorso della professoressa Albertini si è concluso con un invito potente e ispirazionale:

“Il futuro dell’economia e del mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di andare oltre, di osare, di conoscere, ma ancor più è nelle mani di chi agisce per dare speranza e visione a un progresso sostenibile dal volto umano. Alla tecnica, il compito di aiutare questo progresso, non di scriverlo.”

Parole che sintetizzano l’ambizione del ciclo Available Today: non solo favorire l’adozione delle tecnologie emergenti, ma orientarle verso un futuro consapevole, umano e sostenibile.

Scarica l’intervento completo della prof.ssa Elena Albertini: Analisi Teoretica: Uomo e Robot https://www.oriens.consulting/media/analisi-teoretica-uomo-e-robot/